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è ora riassunto in una mostra che resterà aperta da oggi (inaugurazione alle 18) al 10 gennaio. Anna Kuliscioff ed Alessandrina Ravizza, anche lei di origini russa, infatti, lavorarono insieme a molte iniziative, pur mantenendo un diverso approccio alla questione femminile. Non è una condanna ad ogni costo dellaltro sesso che le donne domandano; esse aspirano anzi ad ottenere la cooperazione cosciente ed attiva degli uomini migliori, di quanti, essendosi emancipati, almeno in parte, dai sentimenti basati sulla consuetudine, sui pregiudizi e soprattutto sullegoismo maschile, sono. Nel 1888 si specializzò in ginecologia tra le università di Torino e Padova. Ma, a rileggere la socialista riformista più influente di inizio Novecento in Italia, si scopre che da visionarie e anticipatrici, quelle idee rischiano di diventare attuali: nessuno ci troverebbe niente da dire se fossero in un articolo del disegno di legge Boschi, contestate dalle opposizioni.

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A Milano diressero un ambulatorio medico gratuito che offriva assistenza ginecologica alle donne povere e dove prestarono gratuitamente la loro opera proprio alcune tra le prime donne laureate in medicina, oltre alla Kuliscioff, anche Emma Modena. Alla mostra ci saranno anche quelli: un modo in più per rendere nitida, 90 anni dopo la fine di quella storia, una figura che per decenni e rimasta sfuocata nei libri di storia e nel racconto pubblico e che invece sta alle basi del percorso. Tutti, proprio tutti: promuovendone lemancipazione intellettuale e morale, sostenendone lindipendenza economica, difendendone i diritti. Di rigidi principi marxisti Anna Kuliscioff guardava con un certo scetticismo alla filantropia dellelemosina, tuttavia le sue idee non le impedirono di collaborare con le principali esponenti del femminismo lombardo. E questi concetti, modificati e rifatti poi dalle varie chiese e soprattutto dalla chiesa cattolica, informano ancora dopo tanti secoli la sostanza delle opinioni che hanno gli uomini e, purtroppo, anche le donne stesse, sulle capacità, sulle attitudini e sui rapporti reciproci dei due sessi. Unesposizione che mette insieme la figura della Kuliscioff con quella. Le imposte, i dazi di consumo forse son pagati dai soli maschi? «Quando si sentì venir meno e soffocare, volle baciare tutti i suoi intimi, e si spense, senza un sussulto, senza un brivido». Case chiuse, però le case - dette chiuse dalle persiane sempre sigillate - andavano veramente picconate: le testimonianze delle prostitute ancora oggi ci colpiscono per la miseria e per la durezza delle loro condizioni di vita.

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Sarebbe, dunque, semplicistico attribuire linferiorità della donna allegoismo e alla prepotenza maschile. Nel 1914, dopo lo scoppio della guerra, le divergenze politiche con la redazione porteranno Anna Kuliscioff a ritirarsi dalliniziativa editoriale, sulla quale, però, continuerà sempre a pesare leminenza del suo giudizio. Sebbene lintervento della Kuliscioff ebbe una risonanza internazionale, in Italia leco delle sue parole si spense subito. Ed ecco infatti che il 7 gennaio del 1912 fonda la rivista bimestrale «La Difesa delle Lavoratrici che dirigerà per due anni insieme a Carlotta Clerici, Linda Malnati e Angelica Balabanoff. Pochi, infine, sanno che esistono ancora la poltrona dove sedeva Anna, il telefono dal quale chiamava, il divano sul quale faceva accomodare intellettuali, amici, politici, sartine, giornalisti, uomini di cultura, povera gente, forse pazienti. La loro attività si espresse soprattutto nel femminismo lombardo che aveva tre obiettivi principali: a) centralità della donna nella costituzione della democrazia; b) ruolo materno come titolo della cittadinanza e c) rivendicazione della libera disposizione. E la voce corre e le case non vogliono donne "schizzinose così una fanciulla spiegava che non ci si poteva mai sottrarre alle prestazioni richieste. Lo stesso Turati giustificava la posizione del Partito adducendo come motivo «la ancora pigra coscienza politica di classe delle masse proletarie femminili». Da qui in avanti limpegno di Anna Kuliscioff nella questione femminile diviene sempre più chiaro e incalzante, sino a culminare nel bellissimo intervento al Circolo filologico di Milano, nellaprile del 1890: Il Monopolio delluomo. Il programma completo della mostra Anna Kuliscioff e Angelica Balabanoff. A Milano entra in contatto con le principali esponenti del femminismo milanese, Anna Maria Mozzoni, Paolina Schiff e Norma Casati, che nel 1882 avevano formato. Immensa la folla di persone che volle rendere omaggio alla dottora dei poveri, ricordata così da Pietro Nenni: «I funerali erano stati unapoteosi per lei e per il sopravvissuto suo compagno. Un grande amore e unintesa umana e intellettuale non disgiunta però dallindipendenza di pensiero di Anna e dalla donne per serate sito incontri sesso gratuito necessità di vegliare e affermare la propria individualità.

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